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Dottor No

Dottor No

Wala Kitu - il cui vero nome è Ralph Townsend, figlio di un’artista e di un professore di inglese riciclatosi come tassista - è professore emerito di Matematica alla Brown University di Providence e si considera a buon diritto il massimo esperto mondiale di nulla. Ha trascorso l’intera carriera in un piccolo ufficio su George Street dedicandosi allo studio del nulla: non il vuoto, non l’assenza di qualcosa, ma il nulla nella sua forma più pura e assoluta. Il suo pseudonimo, del resto, è un’invenzione che racconta una verità matematica: Wala significa “nulla” in tagalog, Kitu significa “nulla” in swahili, e i due negativi, come gli hanno insegnato i suoi genitori matematici (immaginari), producono un positivo. Anche questa, però, è una stronzata che si è inventato. Una mattina di novembre, al termine del semestre, Wala incontra in un caffè su Thayer Street un certo John Milton Bradley Sill, eccentrico miliardario che si è fatto da sé. Sill ha un obiettivo singolare: vuole diventare un villain fichissimo come quelli dei film di James Bond, il Dr. No per esempio. Sill gli spiega il suo piano con disarmante semplicità - vuole introdursi nel caveau di Fort Knox non per rubare l’oro, ma per impossessarsi del nulla che, a suo avviso, vi è custodito in gran segreto. E che lui ovviamente vuole utilizzare come arma per conquistare il mondo. Perciò chiede a Wala di affiancarlo come consulente: non vuole spiegazioni accademiche, ma confusione autentica, sconcerto sincero. Sul tavolo del caffè fa scivolare verso di lui un assegno circolare della Bank of America da tre milioni di dollari. Wala accetta, chiamalo scemo. Dopo aver depositato l’assegno in banca - non senza che il cassiere Theodore e la sua superiore Stephanie Mayer lo fissino increduli prima di autorizzare l’operazione - Wala incontra per strada la giovane collega matematica Eigen Vector, specializzata in topologia. Come la maggior parte dei matematici, Wala compreso, la giovane docente rientra nello spettro dell’autismo. Eigen gli dice che lo vede contento, e lui per tutta risposta si mette a filosofare distinguendo tra contentezza e allegria, senza sapere quale delle due sia esistenziale. Poi getta la maschera e le confida di aver ricevuto un ingente finanziamento che spera porti al nulla. Con lui c’è Trigo, il suo bulldog a una sola zampa che porta in un marsupio Björn, sottratto all’eutanasia di un canile e diventato il suo fedele compagno (e spesso gli parla in sogno). In realtà quello con l’ineffabile John Milton Bradley Sill non è il primo incontro strano capitato al bislacco professore universitario. Wala era già stato avvicinato in passato da due generali dell’esercito - un uomo e una donna, stranamente simili tra loro - che bussarono timidamente alla porta del suo ufficio per discutere del nulla in modo indiretto, allusivo, a tratti minaccioso. Non vollero spiegargli a cosa servisse, e lui non poté dir loro né cosa fosse né dove trovarlo. Alla domanda su cosa pensassero di farne, i generali risposero che era proprio per questo che erano lì: volevano saperlo da lui. Il ricordo di quello scambio di battute con i due generali torna alla mente di Wala dopo l’incontro con Sill, insieme alla consapevolezza inquietante che qualcuno potrebbe davvero essere stato in grado di trovare e imbrigliare il nulla…

Dottor No è addirittura il ventitreesimo romanzo di Percival Everett, Distinguished Professor of English presso la University of Southern California, geniale cantore della (post) modernità, erede indiscusso di Mark Twain, Kurt Vonnegut jr., Donald Barthelme e Thomas Pynchon e Premio Pulitzer 2025. Uscito nel 2022 negli Stati Uniti, il libro è stato pubblicato, non senza ironia, in coincidenza con il sessantesimo anniversario del film del ciclo di James Bond che ne porta il titolo, (non in italiano, qui lo conosciamo come 007 – Licenza di uccidere). Il romanzo ha vinto il PEN/Jean Stein Book Award 2023, è stato finalista al National Book Critics Circle Award for Fiction ed è stato designato New York Times Notable Book del 2022, oltre a essere inserito nelle liste dei migliori libri dell’anno da “NPR”, “Washington Post”, “Publishers Weekly”, “Kirkus Review” e Chicago Public Library. Everett ha dichiarato di non aver mai letto i romanzi di Fleming, ma di aver pensato piuttosto ai sei decenni di film di James Bond che ne sono stati tratti nel confezionare la sua parodia. Il libro racconta le disavventure del professor Wala Kitu (era il geniale bambino protagonista del romanzo Glifo, uscito nel 1999, quindi tecnicamente siamo di fronte a un sequel), matematico teorico coinvolto in un folle complotto e trascinato di luogo in luogo - Washington D.C., Corsica, Miami, Kentucky - e da un pericolo all’altro, tra cui un androide nero, omicida e sessualmente aggressivo di nome Gloria, il cui guardaroba e la cui acconciatura cambiano continuamente. Un’avventura adrenalinica e divertente, inzeppata di citazioni pop? Non esattamente, o almeno non solo. Il tema del nulla - ontologico, matematico, politico - attraversa il romanzo su piani sovrapposti e deliberatamente inestricabili. “Quasi tutti ritengono, a torto, che il nulla sia il mero vuoto tra le particelle subatomiche. Il nulla non è il vuoto, così come non è l’assenza di qualcosa, di qualche cosa, di alcune cose o di materia. Il vero Big Bang sta arrivando, dato che ciò da cui è venuto l’universo si sta avvicinando, perché è anche ciò che l’universo diventerà. Fare esperienza del potere del nulla vorrebbe dire comprendere tutto; imbrigliare il potere del nulla vorrebbe dire annullare, negare tutto ciò che è, e l’aspetto triste, pauroso e cruciale è che la differenza tra le due cose potrebbe essere soltanto apparente”. Il nulla diventa il prisma attraverso cui Everett rilegge la condizione dell’America contemporanea, il suo debito irrisolto verso la comunità nera, la vacuità del potere finanziario. E, a proposito, il fatto che sia il protagonista sia il cattivo siano uomini di colore è una scelta non banale e significativa, che apre una riflessione. Uno spettro si aggira per gli Stati Uniti: è il fantasma del capitalismo nero, e qui Everett ha creato un antagonista all’altezza del compito di rappresentare le illusioni veicolate da questo fantasma - un villain che si crede un eroe, un salvatore che si presenta a mani vuote. Interrogato sul rapporto tra immaginazione individuale e responsabilità verso l’esperienza afroamericana, Everett ha dichiarato in una intervista: “Non credo che esista un solo romanzo nella letteratura americana che non tratti del tema razziale, data la storia del nostro Paese”. Una posizione che illumina anche Dottor No retroattivamente: il romanzo non è “sul” razzismo nel senso del romanzo di protesta o sui diritti civili, ma il razzismo ne costituisce l’atmosfera stessa, l’ossigeno narrativo. È un romanzo che si legge su almeno tre livelli simultanei: parodia affettuosa ma corrosiva del genere spionistico, meditazione filosofica e scientifica sull’ontologia del nulla e satira politica. Everett riesce nell’impresa non comune di fare ridere il lettore mentre lo costringe a pensare. La sua scrittura - ironica, precisa, deliberatamente antiretorica - non concede soddisfazioni facili, ma offre qualcosa di più raro: l’intelligenza come forma di piacere. Una vera goduria ultrapop.