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Sul Portogallo

Sul Portogallo

“L’idea patriottica, sempre più o meno presente nei miei propositi, cresce ora dentro di me; e non penso di fare arte che non si riproponga di innalzare il nome portoghese attraverso ciò che riuscirò a realizzare”, scriveva Fernando Pessoa in una lettera a Côrtes Rodrigues il 19 gennaio 1915. L’idea di nazione e letteratura, l’eterna domanda su chi siano i portoghesi e le transizioni politiche, si evincono dalle pagine di questo saggio. La letteratura funziona come una vera e propria biografia della nazione in grado di amalgamare la storia e le tradizioni, spesso in contrasto, in nome di una narrazione nazionale del Portogallo, il Paese più vecchio d’Europa. Pessoa lo descrive attraverso un doppio sguardo: interno ed esterno. Analizza la perdita dell’impero ed il rimpicciolirsi dell’egemonia portoghese, mentre l’Europa è avviata verso una modernità culturale e tecnologica. La base della patria è l’idioma, è pensiero in azione e l’essenza della vita. È una tradizione, un insieme di modi di essere e di pensare, una storia e un ricordo, un passato morto che solo in esso può rivivere. Lo sforzo teorico di immaginare la patria e l’impegno poetico vanno di pari passo in Pessoa, specie negli anni del definitivo ritorno a Lisbona dal Sudafrica e dalla quasi coincidente fase di transizione politica del Portogallo da Monarchia a Repubblica. Vuole recuperare il legame affettivo con la sua terra, divisa tra spinte rinnovatrici e modernizzatrici da un lato e forze conservatrici e tradizionaliste dall’altro...

Questa antologia contiene testi, molti dei quali inediti, in cui Pessoa riflette, discute, critica e teorizza sull’identità e la cultura del Portogallo. È organizzata per sezioni tematiche e raccoglie scritti di: critica letteraria, psicologia nazionale e storia delle idee. È utile per contestualizzare il pensiero di Pessoa, non solo il grande poeta del Novecento, ma l’intellettuale portoghese ed europeo della crisi della modernità. Partendo dall’Ottocento il Portogallo appare, come un grande laboratorio frequentato da storici e letterati, da linguisti e filologici, che hanno diffuso e inculcato nell’immaginario collettivo un senso, più che un’idea di nazione e la letteratura è diventata uno dei luoghi privilegiati dell’auto interpretazione del Portogallo. Invece, immaginare il Portogallo del XX secolo per Pessoa significa fare i conti con una tradizione letteraria come quella nazionale, sempre troppo presa dalla ossessiva preoccupazione di scoprire chi siano “i portoghesi”. Facendo paralleli con Inghilterra, Francia e Germania, si scopre che il tempo portoghese procede con un ritmo proprio, almeno fino alla Rivoluzione dei Garofani del 1974 e questo induce un complesso di inferiorità. L’identificazione tra poesia e Portogallo parte da una tradizione ben definita. Antero de Quental, Guerra Junqueiro, Antonio Nobre fino a Teixeira de Pascoaes sono i capostipiti di una filiera letteraria che preannuncia un periodo assolutamente creativo e che ruoterà attorno alla figura centrale di un poeta maggiore persino dello stesso bardo nazionale cinquecentesco Camões, appunto Pessoa. Egli saprà rovesciare l’immagine del Portogallo superando le visioni ereditate dalla Geração de 70 e le derive patriottiche, il suo Portogallo è puro futuro, senza bisogno di salvatori o strane alchimie. Sul Portogallo è un saggio per addetti ai lavori, studenti e studiosi che ben padroneggiano la storia e la letteratura di questo Paese. Per chi non lo è, può risultare più difficile orientarsi tra i tanti rimandi, le citazioni e le note che Vincenzo Russo ha impeccabilmente inserito curando il volume.