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Nevermind

Nevermind

“Il mio amico reale si chiama Kurt Cobain. Da grande sarà una rockstar famosissima. Kurt è un bambino allegro, spontaneo, anche se non sempre condivido le sue scelte. Ma è proprio nella difficoltà e nell’errore che gli amici veri vanno sostenuti”. E d’altronde chi meglio di un amico immaginario (una tigre di nome Boddah, le cui fattezze strizzano l’occhio all’immaginario di Calvin & Hobbes) per sostenere le difficoltà di un bambino allo stesso tempo malinconico e iperattivo come il piccolo Kurt? Kurt vive nella grigia provincia americana di Aberdeen, dove l’economia ruota intorno all’industria del legname e il massimo del divertimento è contare i tronchi tagliati. Fin da piccolo però per lui esiste solo la musica e la sua gioia è incontenibile quando per compleanno gli regalano i dischi dei Monkees e dei Beatles, li canta a squarciagola per tutta la casa. Tanto entusiasmo, troppo entusiasmo, preoccupa però i suoi genitori che lo portano da un dottore, il quale formula una diagnosi che cala come una scure sulla gioia del ragazzino: iperattività, “un disturbo stranamente frequente nei bambini”, da curare con il Ritalin…

A meno di non aver vissuto senza radio, televisione e internet negli ultimi trent’anni, è difficile non sapere chi fossero i Nirvana e non conoscere il triste epilogo del loro frontman, il cantante e chitarrista Kurt Cobain. Difficile può essere invece conoscere meglio Cobain, vedere l’essere umano oltre la patina da rockstar o da “depresso cronico” che gli avevano cucito addosso i media che ne raccontavano l’ascesa. Per fortuna c’è la nuova edizione di Nevermind, ritornato disponibile nelle librerie grazie a Coconino Press che l’ha ripubblicato nel decennale dall’uscita e nel trentennale dalla morte di Cobain. In questo fumetto si cerca di far luce sulla persona dietro al personaggio e sui vari momenti della vita di un uomo che ha raggiunto il successo mondiale con i suoi dischi, ma che probabilmente non avrebbe voluto tutto questo. Un uomo cresciuto a pane e musica che avrebbe solo voluto vivere tranquillo, circondato dal rumore della sua chitarra distorta, godendo di un po’ d’affetto e comprensione dal mondo circostante, cosa che invece gli è sempre mancata, fin dall’infanzia.