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Spaghetti

spaghetti

Cosa unisce Elvis Presley a Gene Simmons dei Kiss, David Bowie a Zucchero Fornaciari o Luciano Ligabue a Keith Richards dei Rolling Stones? Domanda probabilmente mal posta ma che conduce a una risposta quasi scontata, se solo ci si pensa un attimo. Musica a parte, ciascuno con i propri stili e gusti, tutti condividono la passione per la cucina, così come i loro colleghi musicisti. La maggior parte, com’era ovvio, venera il cibo italiano, con i suoi prodotti introvabili in altre parti del mondo, largamente imitati con qualità al ribasso. Chi durante, chi prima o dopo i tour estenuanti e i concerti, il toccasana e rifugio del corpo e dell’anima si riduce quasi sempre a un particolare piatto che ricorda l’infanzia o la scoperta e la rivelazione di un nuovo sapore mai incontrato prima. C’è chi ha sposato l’Italia come i già noti Sting, che possiede una tenuta in Toscana dove produce olio e vino, o Mick Hucknall dei Simply Red, proprietario di vigne e cantine in Sicilia. Oppure c’è chi come John Corabi (Mötley Crüe) rivendica le origini italiane arrivando ad affermare che “un Autogrill in Italia è come un ristorante italiano a cinque stelle in America!”. Se fosse davvero così, poveri loro. Questione di gusti, in musica come dietro ai fornelli, ma la base è comune. La qualità della materia prima deve essere alta, altrimenti il piatto non varrà un centesimo. Certo, le stranezze non mancano come la bevanda calda e speziata Wassail che Ritchie Blackmore (Deep Purple) ama bere a Natale o lo strambo croque monsieur alla birra, a quanto si dice adorato da David Bowie…

Prima e unica regola per leggere questo libretto di ricette e musica: il titolo va letto all’americana. Spaghèti, con la “e” aperta e una sola “t”. Perché? Perché queste ricette sono sì come istruzioni per cucinare a base del nostro amato tipo di pasta, le cui tracce però si trovano già nel VI secolo avanti Cristo nel territorio dell’odierno Pakistan, qui però rivisitate, riprese e storpiate proprio come una cover che dell’originale ha oramai ben poco. Ma, come si dice, ogni scarrafone è bell’ ‘a mamma soja, e ciascuno è libero di mangiare il cibo che vuole, rispettosi tutti della propria libertà, soprattutto di chi la carne non la mangia, portando magari avanti anche una battaglia ambientalista. È curioso però sentir parlare queste rock star, che se sul palco brillano, sono frontman che sanno infervorare migliaia di persone, spesse volte dietro ai fornelli sono incapaci anche solo di cucinare un uovo al tegamino e da soli morirebbero di fame. Dal panino ipercalorico al burro di arachidi di Elvis Presley, al pollo Dhansak di Freddie Mercury, Luca Fassina, giornalista, scrittore e già corrispondente musicale da Londra, autore del precedente Cucina – Stephen King: ricetta per un disastro (https://www.mangialibri.com/cucina-stephen-king-ricetta-un-disastro), in questo nuovo libretto raccoglie aneddoti e ricette mantecate assieme, che ci portano per un paio di passi nel backstage dei grandi e palchi dove i musicisti si trasformano in persone comuni. Non si tratta di notizie folgoranti, né di grandi racconti, ma sono piccole chicche e ricette raccolte qui e là, o direttamente alla fonte, che a volte divertono, altre incuriosiscono e, magari, a qualcuno faranno venir voglia di provare a riprodurre. A quanti ci proveranno: buon appetito, dunque.