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Una vita tra le nuvole

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Adrian Sherd tutte le notti va in America, però ogni notte in una città diversa per incontrare attrici e belle donne americane e soddisfare i loro e i suoi desideri. Non gli piacciono infatti le facce ordinarie da impiegate o cameriere che lo circondano di giorno, vuole qualcosa di più elettrizzante, qualcosa di unico. Al mattino svanisce tutto e si ritrova nel St Carthage’s College di Swindon, periferia sud-est di Melbourne. Perché, come dice Fratello Cyprian durante l’ora di Dottrina Cristiana, nel sogno non è possibile peccare, quindi qualunque cosa succeda resta nel sogno, non interessa la vita da sveglio. Adrian vede i suoi amici continuare a fantasticare sul sesso femminile, sulle donne: loro si organizzano e hanno già avuto modo di fare le prime innocenti esperienze; come i suoi amici sperimenta il sesso solitario; ma a differenza dei suoi amici Adrian vive questi momenti con l’angoscia del peccato, schiacciato dal pensiero dell’inferno, vinto dal pentimento. Passa con disinvoltura dallo sfogliare le riviste per soli uomini nel bagno della stazione di Swindon, al confessionale o comunque a recitare un bel numero di preghiere per cancellare tutti i suoi peccati. Non è facile la vita di un giovane cattolico in un sobborgo di Melbourne, anche se l’America è a portata di sogno…

Il romanzo di Gerald Murnane, noto scrittore anglofono in aria di Nobel, non manca di ironia: il suo modo di recuperare e ricostruire la vita di un adolescente della metà degli anni ’50, nato in un sobborgo cattolico di un Paese per lo più protestante, ricorda per certi versi lo stile di Franck Mc Court, anche se è privo di quella drammaticità, che qui si converte in pura e sfrenata commedia. Adrian Sherd è un giovane qualunque alle prime esperienze col sesso in una comunità che vive di pregiudizi e dogmi: l’interrogativo al quale deve rispondere è come conoscere i piaceri di ciò che invece devi cercare di evitare sempre, a tutti i costi, per non finire fra i dannati eterni. E lo fa con ritmo, con gusto, con una strategia narrativa anche accattivante. Purtroppo a volte ha il peso di un’ossessione e probabilmente il suo romanzo, che pure si apre alla lettura della società contemporanea del giovane Sherd, con i riferimenti ai giornali australiani dell’epoca e alla loro condanna della sessualità, oppure come quando si rievoca l’incoronazione della regina d’Inghilterra, o quando si descrive la musica ed il cinema americano, avrebbe tratto giovamento da ulteriori affondi sociali e psicologici. A parte il giovane Adrian Sherd, tutti gli altri personaggi sono appena accennati e soltanto per questioni funzionali al ‘monologo’, di fatto e non nella forma. Il testo si presenta infatti come una lunga narrazione in terza persona che però mai si discosta da Adrian, oscillante fra il desiderio di un vero, eccitante, completo primo approccio ad una donna e quello invece di diventare un sacerdote. Cionondimeno si tratta di una lettura gradevole, intensa e allo stesso tempo spensierata.