Gimpel vive a Frampol ed è soprannominato “l’idiota” perché da sempre sceglie di credere a ogni bugia. Orfano e garzone di fornaio, diventa lo zimbello dei suoi compagni che non perdono occasione per mettere alla prova la sua ingenuità. Intanto gli anni passano ed arriva il momento di prendere moglie: i suoi compaesani lo spingono a sposare Elka, una donna cinica e dai facili costumi. Fin dalla prima notte di nozze e per i successivi vent’anni la donna lo tradisce ripetutamente, partorendo sei figli che non sono di Gimpel. Egli tuttavia decide di accettare le menzogne della moglie, come l’idea che un figlio nato diciassette settimane dopo le nozze sia semplicemente “prematuro”, per amore e per quiete. Dopo vent’anni, Elka gli confessa in punto di morte di averlo sempre ingannato. Tentato da un demone, Gimpel medita di vendicarsi contaminando il pane del paese con l’urina. Tuttavia, una visione di Elka lo convince a desistere e a distruggere l’impasto. Gimpel abbandona Frampol e i suoi risparmi, diventando un narratore itinerante. Negli anni comprende che le bugie non esistono perché ogni cosa immaginata o sognata accade realmente in qualche altro tempo o luogo…

Gimpel l’idiota è una raccolta di racconti di Isaac Bashevis Singer, pubblicata originariamente negli Stati Uniti nel 1957: rappresenta una pietra miliare della letteratura yiddish e offre una finestra profonda e spesso inquietante sul mondo degli shtetl (i villaggi ebraici) dell’Europa orientale, mescolando realismo quotidiano, folklore, misticismo e indagine psicologica. I testi raccolti sono di diversa tipologia: dalle fiabe morali e demoniache come Il signore di Cracovia e Lo specchio, ai ritratti psicologici e spirituali, come il racconto eponimo che segue la vita di un uomo che sceglie deliberatamente di credere a tutto ciò che gli viene detto. Non mancano delle saghe familiari (I piccoli calzolai) e riflessioni sulla fede e sulla vecchiaia (Gioia e Il vecchio). I testi sono particolarmente crudi e tendono ad una vena cinica e grottesca: spesso predominano tinte macabre che spingono addirittura verso il genere horror. Tutti i testi si caratterizzano per complessità e densità: la narrazione è infarcita di riferimenti alla Legge ed alla cultura ebraica. Ma si caratterizzano anche per una prosa vivace, ricca e profonda, che testimonia, con precisione storicistica, un mondo scomparso, di cui documenta usanze, lingua e religiosità: si tratta degli ebrei polacchi prima dell’Olocausto, della cui cultura diversamente si sarebbe persa ogni traccia. Il libro, preceduto da un’introduzione dello stesso Singer estrapolata da A che cosa serve la letteratura?, sempre edito da Adelphi (si tratta di Una storia su una raccolta di storie), è un’opera potente che intreccia tradizione popolare e moderna introspezione, coinvolgendo il lettore in un confronto con le ombre cupe dell’animo umano.