Marco, il professore di filosofia Marco Boneri, si siede alla cattedra e guarda gli studenti davanti a sé. Si sistema gli occhiali – un po’ a fatica perché sono nuovi – e si rivolge ai ragazzi che sono in attesa delle sue parole. Ha deciso di tenere un corso sull’Amore, quello con la A maiuscola, anche se non sa con certezza cosa l’abbia spinto a proporre quel tipo di corso così particolare al Rettore dell’Università in cui insegna. O forse lo sa perché. È anche lui alla ricerca di risposte. Forse ha bisogno di confessarsi a degli sconosciuti e di mascherare da lezioni quelle che in realtà sono le sue confessioni. Oppure si tratta di semplice deformazione professionale: un insegnante, si sa, cerca sempre di trasformare in lezione e insegnamento, appunto, tutto ciò che gli accade. E a lui è accaduto di trovare l’amore, quello che fa battere il cuore, quello vero. È cominciato tutto a Porto, in Portogallo, sette anni prima. Marco si trova nella capitale portoghese per ritirare un premio prestigioso. Lo accompagnano la madre e la sorella ma quella mattina, quando scende nella sala colazione dell’albergo, è solo. È una fresca mattina di metà marzo e Marco compie trentanove anni. Nella sala colazione sono rimaste solo due persone oltre a lui: un tedesco in smoking, dall’aria affaticata, che beve un caffè nero e una donna, bellissima. Ha la pelle chiara e gli occhi fissi sul computer, ha le cuffiette alle orecchie e discute animatamente con qualcuno, in inglese. Quando la donna alza gli occhi verdi e li punta su Marco, che la sta fissando da quando si è seduto per fare colazione, lui abbassa lo sguardo, imbarazzato, e prova a sussurrare tra sé e sé il discorso di ringraziamento che dovrà pronunciare al termine della cerimonia di premiazione. La donna intanto ha concluso la conversazione al pc e borbotta qualcosa. Marco capisce che è italiana e vorrebbe attaccare bottone, ma non c’è tempo. Il telefono della donna squilla e lei lascia velocemente la sala. La cerimonia di premiazione è un successo. Vengono versati parecchi bicchieri di vino, la madre e la sorella di Marco sembrano divertirsi molto e chiacchierano con chiunque. A termine serata si ritirano nelle loro stanze, mentre Marco si attarda nella stessa sala in cui al mattino ha fatto colazione, trasformata ora in un accogliente cocktail bar, con musica dal vivo. Ordina un gin tonic e, mentre attende di essere servito, una voce alle spalle gli chiede come mai abbia chiesto il gin nella terra del Porto. Marco riconosce la voce: appartiene alla donna che al mattino lo aveva incantato…

Quando Marco e Sara si incontrano per la prima volta, l’amore non rientra tra le loro priorità: lei è la classica donna in carriera, energica e non interessata a una relazione duratura; lui è un ricercatore universitario, perennemente perso tra le pagine dei libri. Ma il destino ha deciso che la loro deve diventare una grande storia, uno di quegli amori da nominare utilizzando la lettera maiuscola. E vissero tutti felici e contenti, quindi? No, perché una profonda crepa si apre tra loro e le loro strade finiscono per allontanarsi, complici alcune incomprensioni, qualche sospetto, più di un fraintendimento e nuovi incontri. Il tarlo che rode Marco, non appena la crepa si è trasformata in una vera e propria rottura, si riassume in una domanda: si può, dopo un amore intenso e pieno, trasformarsi da amanti in perfetti sconosciuti? In cerca di risposte, Marco decide di tenere una serie di lezioni sull’Amore, per condividere con i suoi studenti tutto ciò che crede di sapere su questo sentimento tanto universale quanto misterioso. E mentre fornisce spiegazioni, si interroga e si fa domande, le cui risposte possono essere scovate solo tra le pieghe più nascoste del cuore. Francesco Sole offre ai suoi lettori una storia che, seppure non particolarmente originale, è espressa nel linguaggio universale dell’amore, quello vero, quello che “proprio come il vino… non si giudica dal tempo che passa, ma dal sapore che lascia.”