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Commissario Elfo – Sequel

Commissario Elfo – Sequel

31.139 avanti Cristo. Sono tre i ruoli nella caccia al mammut: i tiratori da lontano, i tiratori da vicino, l’esca. Vorag, che ha il ruolo dell’esca, è scappato verso il lato sbagliato in preda al panico, il mammut braccato ha sterzato malamente e travolto Darek, calpestandolo senza ucciderlo, ma adesso per colpa di una gamba rotta è bloccato nella caverna 8: non può cacciare, non può raccogliere e la tribù lo guarda in modo strano. “Come se lo stesse condendo con gli occhi”. In che modo può rendersi utile senza doversi muovere? Fallisce con la pittura rupestre, con l’accudimento dei bambini, con il corso di stregoneria. È consapevole di avere le ore contate, ma ecco che ha un’idea: inventare una storia. Quella sera la racconta davanti al fuoco e la tribù ascolta rapita. La sera successiva ancora più persone si riuniscono ad ascoltare, così giorno dopo giorno riceve offerte di cibo e punte di selce, per il momento la sua vita è salva. Una sera Vorag si presenta da lui e dichiara che ciò che fa è rivoluzionario e la sua è “una voce nuova nel pleistocene”. Pertanto si offre di portarlo ogni sera in una caverna diversa così da accrescere il suo pubblico, ma in cambio pretende il novanta per cento delle offerte. L’affare è concluso. E comunque per Darek raccontare è meno rischioso che cacciare. Quando la gamba guarisce, Vorag suggerisce di tenere la fasciatura per restare nel personaggio, invita ogni sera un paio di cacciatori famosi che lo elogiano, gli fa dichiarare di essere stato rifiutato da altre caverne. È promozione ed è utile. Arriva il giorno in cui si rende necessaria una nuova storia, la vecchia la conoscono tutti a memoria. Darek non ha idee, ma non ci tiene a tornare alla vecchia vita, a rischiarla andando a caccia con gli altri. Decide di modificare la vecchia storia, abbastanza da sembrare nuova; funziona, il pubblico ci casca, porta nuove offerte e Vorag è soddisfatto. Va avanti così, rimaneggiando la storia di volta in volta, ma passato del tempo il pubblico lo capisce, smette di portare doni, smette di partecipare. Vorag insiste perché crei una storia originale a stagione, è il minimo per soddisfare la tribù. Darek non sa farlo, nel frattempo lo hanno escluso sia dalla caccia che dalla raccolta. Una sera mentre racconta la sua storia davanti al fuoco nella caverna 8 i suoi compagni prima lo applaudono e poi se lo mangiano. Viene organizzata un’altra caccia al mammut, Vorag è sempre l’esca, sbaglia ancora direzione, il mammut travolge Gurta che resta bloccato a letto per un mese. Per sopravvivere inventa una storia bella e nuova, Vorag si presenta da lui, gli dice le stesse cose che ha detto a Darek ed è così che nasce il mercato editoriale. “E da qui in poi, per molti, le cose hanno smesso di andare bene”...

“La gente oggi vuole che tutto abbia significato. Vuole roba che rimandi sempre ad altro, che sia il traslato di qualcosa, la citazione di qualcos’altro. Non importa cosa, purché abbia un senso più profondo”. Dopo la prima esilarante avventura del commissario Elfo Piove per esigenze di trama del 2022, ecco il sorprendente Sequel che attraverso una nuova folle, rocambolesca e spassosa indagine (tre aggettivi sono obbligatori) mette sotto gli occhi dei lettori una non troppo velata critica al sistema editoriale, con l’ironia e la freschezza che contraddistinguono la scrittura di Nicolò Targhetta, videomaker, blogger e scrittore padovano amato dai lettori che lo hanno prima conosciuto grazie alla pagina Facebook “Non è successo niente” e poi per merito dei suoi libri. L’elfo Terenss’ll continua a lottare con tutte le sue forze per non finire in una trama, per non avere uno scopo, ma è uno sforzo alla banalizzazione inutile il suo, dato che all’essere il protagonista di una storia non si sfugge e la sua storia lo rintraccia grazie alla tenacia di Antonio Ferita, un lettore, un ispettore di polizia che invece brama di diventare il personaggio di un poliziesco e conduce una complessa indagine sulla morte di una casa editrice. Trattandosi di un sequel è inevitabile che saltino fuori alcuni personaggi del romanzo precedente: Tegolina, la fiaba lituana dal carattere forte, qui in una veste allucinatoria tutta nuova e Bjorn Bjørnson, l’ex protagonista di una serie di gialli convertitosi a questore dopo la morte del suo autore. Non mancano nuovi personaggi che fanno da spalla al commissario e lo aiutano nella missione, fino alle soglie di “una guerra civile narrativa” che tira in ballo tutte le case editrici del panorama letterario italiano (nei ringraziamenti – ebbene c’è chi li legge – Targhetta si augura non a caso che il suo editore abbia bravi avvocati). Naturalmente un sequel per essere efficace deve seguire regole precise: deve essere uguale all’originale e presentare le stesse dinamiche (se c’è una buona idea di partenza è meglio replicarla per assicurarsi le vendite); deve essere più brutto dell’originale, è inevitabile; deve puntare all’esagerazione. Tocca ai lettori scoprire se la seconda indagine del commissario Elfo ha rispettato le regole. Insomma, il protagonista di questa storia è un elfo arciere non a caso, considerando la quantità di frecciate e allusioni che compaiono in ogni pagina, con abbondanza di citazioni, menzioni, riferimenti culturali e battute memorabili. “Se gli autori si muovono come dèi capricciosi nel mondo, gli editori lo fanno come le forze primigenie che quel mondo hanno contribuito a definirlo. Antichi, distanti, immutabili, infinitamente potenti, vivono in un empireo al di là di reale e realistico, diverse grandezze oltre la comprensione di uomini e personaggi”. Ai lettori non resta che attendere la terza indagine del commissario più antinarrativo che sia mai stato creato.