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Romanzo privato

Romanzo privato

15 maggio 1986. Questa data è molto importante per tutto il mondo letterario per due eventi simbolicamente opposti: il matrimonio di Jorge Luis Borges con María Kodama e i funerali di Maria Bellonci. Borges, ormai anziano, celebra le nozze in Svizzera e morirà appena un mese dopo; nello stesso giorno, a Roma, viene dato l’ultimo saluto alla fondatrice del Premio Strega, scomparsa due giorni prima all’età di ottantatré anni. La sera stessa è prevista la prima riunione ufficiale della quarantesima edizione del Premio Strega. L’incontro si svolge come da tradizione nell’appartamento romano di via Fratelli Ruspoli, storica sede delle riunioni degli Amici della Domenica. L’atmosfera è insolita perché, per la prima volta, Maria Bellonci è assente. Inoltre, per la prima volta, figura tra i libri candidati un suo romanzo, Rinascimento privato, pubblicato pochi mesi prima. Negli anni in cui Bellonci dirige il Premio Strega, nonostante la crescente notorietà pubblica e televisiva della manifestazione, si conserva una struttura quasi familiare. Le sue tappe ufficiali vengono ancora definite semplicemente “riunioni”, durante le quali i giurati discutono, presentano e votano i libri. A eccezione della serata finale di Villa Giulia, tutti gli incontri si tengono nella casa della fondatrice, con un’organizzazione essenziale affidata a pochi collaboratori. Nel pomeriggio del 15 maggio gli Amici della Domenica si ritrovano dunque senza la loro guida storica. La giornata romana è serena e luminosa, ma il clima emotivo è segnato dalla perdita appena subita. Ancora non si sa che Rinascimento privato vincerà il Premio Strega con un margine schiacciante: 212 voti contro i 34 del secondo classificato…

Nel panorama letterario italiano del Novecento, quella di Maria Bellonci è una figura difficilmente assimilabile a qualsiasi altra. Il suo percorso si sviluppa infatti lungo due direttrici parallele: da una parte l’attività di narratrice, soprattutto legata alla rilettura della storia e dei suoi protagonisti; dall’altra il ruolo determinante svolto nella costruzione e nella gestione del Premio Strega, che contribuì a trasformare in uno dei principali appuntamenti della cultura italiana. Stefano Petrocchi affronta questa personalità complessa evitando la strada dell’omaggio celebrativo. Il suo intento è piuttosto quello di ricostruire una vicenda umana nella sua interezza, riportando alla luce aspetti meno noti dell’esistenza della scrittrice e restituendone la profondità emotiva e intellettuale. La narrazione prende avvio dall’ultimo anno della vita di Bellonci. Il 1986, segnato dalla sua morte e dall’assegnazione postuma del Premio Strega al suo romanzo più celebre, diventa il punto da cui ripercorrere all’indietro un’intera esistenza. Attraverso questo movimento retrospettivo vengono ricomposti i passaggi fondamentali della sua storia personale, le relazioni che l’hanno formata e le tensioni che ne hanno accompagnato il lavoro creativo. Per condurre questa esplorazione, Petrocchi si affida a un vasto patrimonio documentario costituito da carte private, annotazioni, corrispondenze e materiali conservati negli archivi. L’insieme di queste testimonianze permette di oltrepassare l’immagine pubblica della donna che per anni è stata identificata quasi esclusivamente con il Premio Strega, rivelando invece un carattere sfaccettato, attraversato da entusiasmi, dubbi, passioni e inquietudini. Tra i nuclei centrali del volume emerge il rapporto con Goffredo Bellonci. Le lettere e i documenti consultati delineano una relazione che va ben oltre la dimensione sentimentale. Tra i due si sviluppa infatti una collaborazione profonda, alimentata da affinità culturali, dialogo costante e sostegno reciproco. Il libro dedica inoltre ampio spazio al modo in cui la vita si riflette nelle opere. Petrocchi individua nelle esperienze vissute, negli incontri e nelle relazioni personali alcune delle matrici che alimentano la narrativa bellonciana. Accanto alla sfera più intima trovano posto anche le amicizie, le collaborazioni e i rapporti che Bellonci intreccia nel corso degli anni con alcune delle figure più significative della cultura italiana. Da questo mosaico di incontri prende forma il ritratto di una donna immersa nel dibattito letterario del suo tempo e al contempo impegnata in una continua ricerca della propria voce autoriale. Petrocchi, inoltre, si focalizza sulle zone di contatto tra biografia e invenzione narrativa. Le opere di Bellonci appaiono così come luoghi in cui esperienze personali, interrogativi esistenziali e riflessioni maturate nel tempo si trasformano in materia letteraria, rendendo spesso difficile stabilire un confine netto tra vissuto e creazione artistica. Petrocchi, in definitiva, mostra la persona che si cela dietro la figura pubblica, offrendo un’immagine ricca e articolata di Maria Bellonci e mostrando come la scrittura e l’impegno culturale abbiano costituito, per tutta la sua esistenza, due aspetti inseparabili della stessa identità.