Salta al contenuto principale

Corriere dei Piccoli – Gli anni ‘80

Corriere dei Piccoli – Gli anni ‘80

È il 27 dicembre del 1908 e Paola Lombroso, figlia del ben più celebre antropologo padre del determinismo italiano, riesce a coronare il suo sogno: mettere in tutte le edicole un giornalino per ragazzi che possa avere una larga diffusione. Da questo suo desiderio nasce il primo numero del “Corriere dei piccoli”: edito dalla Rizzoli, è fin da subito una pubblicazione che si va ad aggiungere al “Corriere della sera”, come del resto “La Domenica del Corriere”. Paola è l’ideatrice e l’anima dell’iniziativa, ma per la limitata considerazione tributata alla donna impegnata a livello culturale e giornalistico in quel momento, viene rilegata a ruoli secondari e messa in ombra dai colleghi maschi. Una situazione che la Lombroso non sopporta a lungo, così decide di ritirarsi dalla redazione del “Corriere dei piccoli”. Negli anni la rivista vede avvicendarsi alla direzione un nutrito numero di professionisti capaci di raggiungere, di volta in volta, risultati più o meno soddisfacenti. Sulle sue pagine hanno spazio le storie di vari personaggi del fumetto italiano destinati a diventare delle pietre miliari, come Calimero e Corto Maltese; quest’ultimo addirittura compie il suo esordio sul giornalino della Rizzoli. Arriviamo alla fine degli anni settanta e troviamo un’altra donna al timone, José Pellegrini, che aveva già avuto il merito di portare i Puffi su piacevoli versioni a fumetti. Per l’instancabile direttrice, però, la concorrenza è serrata. Da alcuni anni hanno fatto la loro comparsa sulle nuove emittenti private e sulla Rai un gruppo di eroi assai promettenti: sono i personaggi dei prodotti provenienti dal Sol Levante, i cosiddetti Anime. Sul giornalino della Rizzoli si è già parlato di Heidi ed è stato salutato l’arrivo di Goldrake, ma non è abbastanza: è chiaro che il futuro dell’animazione sarà in gran parte determinato da questi nuovi programmi ed è necessario iniziare a disegnare versioni reinterpretate delle loro avventure, a volte riproponendo le storie già viste alla tv, rielaborando quindi solo il disegno, altre scrivendo testi nuovi sul modello della narrativa d’azione occidentale. Gli anime femminili sembrano avere maggiore spazio, da Georgie a Polyanna, ma anche i prodotti più strettamente maschili vengono presi in considerazione, tra cui persino un robottone, l’unico che nei primi anni Ottanta non era ancora comparso su altre pubblicazioni per i più giovani: Daltanius. Ma il personaggio destinato ad acquisire il ruolo di primo piano è Lady Oscar; mentre le sue avventure vanno in onda su Italia Uno, Leone Cimpellin ne propone una versione neanche a dirlo assai reinterpretata...

Rivivendo la lunga storia del “Corriere dei piccoli”, che copre buona parte del ventesimo secolo, i curatori di questo insolito ma abbastanza approfondito saggio – tutti professionisti della carta stampata e studiosi dei fenomeni televisivi che hanno fatto tendenza - si concentrano sul periodo degli anni Ottanta, che forse non sono stati il decennio di maggiore lustro per l’indimenticabile giornalino, ma hanno coinciso con uno dei momenti più significativi per l’evolversi dei costumi dei più giovani nel nostro Paese: l’avvento delle produzioni animate nipponiche, i cosiddetti anime. L’obiettivo è quello di dimostrare come il notevole spazio, che per circa dieci anni il “Corriere dei piccoli” ha dato a tale evento che è stato, essenzialmente, proprio un fenomeno di costume visto l’impatto avuto sulla popolazione preadolescente del tempo, ne ha dimostrato le potenzialità comunicative. Storie come quelle di Giuseppe Rado, che da anni colleziona i numeri di questo decennio, compresi poster e gadget vari, lasciano intendere come gli anime continuino a influire su quella popolazione giovanile che oggi è ormai arrivata alla mezza età. Probabilmente da Goldrake in poi la televisione Italiana non è stata più la stessa, basti pensare alla programmazione orizzontale del palinsesto promossa dalle tv private e riempita in gran parte proprio con i cartoon giapponesi, che andava a sostituire la vecchia programmazione verticale legata a produzioni di maggiore qualità. Ma più che mai sono cambiati i fruitori di questi prodotti, bambini e ragazzi che hanno imparato sempre più ad assumere l’esempio proposto dai loro eroi, a volte purtroppo anche se negativo. Largo spazio in questo originale saggio viene concesso poi alle biografie e alle interviste di alcuni autori, che hanno vissuto a pieno il momento del passaggio degli eroi giapponesi dallo schermo alla carta stampata, tra cui Leone Cimpellin e Giorgio Pellizzari a lungo amici e collaboratori. Dalle parole dei maestri emerge come al tempo in questi fumetti si cercasse di far coincidere la necessità di realizzare prodotti qualitativamente accettabili, con la capacità di richiamare l’interesse di un gran numero di lettori. In effetti non fu un obiettivo per niente facile da raggiungere, anche a causa della mancanza di strumenti tecnologici avanzati. Tra i risultati più originali le versioni a fumetto di alcuni giocattoli storici, tra cui il conosciutissimo Big Jim. E per avere una visione più dettagliata del fenomeno studiato, a seguito delle pagine dedicate al giornalino della Rizzoli vengono ricordate altre pubblicazioni simili di questo periodo, a iniziare dal fortunatissimo “La banda tv ragazzi”, che offrì la versione italianizzata di vari robottoni come Daitarn III e Mazinga Z. E infine riferimenti ad altre produzioni animate che ebbero sempre un forte impatto sulla mentalità dei giovani, come i cartoon della Hanna Barbera, i prodotti inediti come i Ronfi, le notizie di cinema e sulla musica. Ma adesso è arrivato il momento che siano i lettori a scoprire questa pubblicazione, che si può a tutti gli effetti vivere come un salto nel passato.