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L’eco delle stelle

L’eco delle stelle

27 giugno 1964. In una clinica di Lugano, Maria Luisa Rosa detta Ljuba dà alla luce una bambina, dopo un parto lungo e doloroso. La neonata, a cui viene dato in nome Isabella, nasce lo stesso giorno della madre e della nonna. Per Ljuba si tratta di un miracolo inatteso: il suo corpo, che credeva sterile, riesce finalmente a diventare madre. Tuttavia, accanto alla gioia ecco apparire un’ombra, mentre il pensiero corre ad Andrea Rizzoli, il padre della bambina, che ancora non conosce la figlia. Sono trascorse settantadue ore dalla nascita e Andrea non si è ancora presentato. Ljuba prova a telefonargli; lui appare ubriaco, biascica poche parole e la comunicazione si interrompe. Nel frattempo, nella cappella della clinica, la piccola viene battezzata. Accanto a Ljuba c’è l’amica Marina, che fa da madrina. Quando il prete chiede il cognome, l’assenza del padre si fa pesante. Ljuba sostiene che Andrea arriverà, mentre Marina spera che l’uomo si assuma finalmente le proprie responsabilità. È preoccupata, infatti, per la relazione clandestina tra Andrea e Ljuba e teme che l’amica possa restare sola. Andrea, dopo avere saputo della nascita, si rifugia nell’alcol e trascorre ore confuse tra sonno e senso di colpa. Alla fine, tuttavia, trova il coraggio di affrontare suo padre, Angelo Rizzoli, il Commenda. Gli comunica che la bambina è nata. L’uomo reagisce inizialmente con freddezza, poi lo abbraccia, gesto raro per lui, e gli ordina di partire immediatamente per raggiungere Ljuba e la figlia. Afferma inoltre che quella bambina è comunque sangue del suo sangue. Durante il viaggio verso Lugano, Andrea è tormentato dall’ansia e pensa alla moglie Lucia e ai figli Alberto, Angelo e Annina, che non sanno ancora nulla…

Chiara Bianchi prosegue la saga dedicata alla famiglia Rizzoli e accompagna il lettore dentro gli anni più fragili e controversi della dinastia editoriale milanese. Dopo aver raccontato nel precedente romanzo – Il canto della fortuna – l’ascesa del Commenda Angelo Rizzoli, uomo capace di costruire un impero partendo dal nulla, l’autrice concentra ora lo sguardo sulla generazione successiva: Andrea e soprattutto Angelo junior, chiamato a raccogliere un’eredità troppo grande e troppo pesante. Il romanzo si muove tra gli anni Settanta e Ottanta, in un’Italia attraversata da tensioni politiche, giochi di potere, scandali finanziari e relazioni pericolose. L’acquisizione del Corriere della Sera, i debiti che soffocano il gruppo editoriale, la presenza inquietante della P2 e la figura magnetica di Licio Gelli diventano il cuore di una narrazione che intreccia cronaca storica e dramma familiare. La domanda che attraversa tutto il libro è semplice solo in apparenza: fino a che punto si è disposti a compromettersi pur di salvare ciò che si ama? Chiara Bianchi affronta questa materia con una scrittura misurata ma capace di mantenere alta la tensione emotiva. Entra nelle crepe intime dei suoi personaggi, raccontando uomini schiacciati dal peso del cognome che portano e donne costrette a sopravvivere accanto a figure ingombranti, spesso incapaci di amare senza ferire. Particolarmente riuscita è proprio la dimensione privata del romanzo. Accanto ai grandi eventi economici e politici, scorrono infatti le vite di Lucia Solmi, Ljuba Rosa, Isabella, Annina ed Eleonora Giorgi, figure femminili che sono parte essenziale dell’equilibrio narrativo e attraverso cui il romanzo mostra il costo umano del potere, delle ambizioni e delle scelte sbagliate. La vicenda procede come una lenta caduta annunciata. Il lettore assiste al progressivo sgretolarsi di un impero con la stessa inquietudine con cui si osserva una crepa allargarsi giorno dopo giorno. Non c’è un unico momento di crollo, ma una serie di errori, silenzi, compromessi e illusioni che finiscono per travolgere tutto. Pur muovendosi dentro una cornice storica rigorosa, la vicenda mantiene sempre il respiro del grande romanzo familiare: passioni, tradimenti, rivalità, desiderio di riscatto e ricerca disperata di approvazione si intrecciano in una storia che riesce a parlare non solo dell’editoria italiana, ma anche della fragilità umana davanti al potere e al fallimento. Chi ha amato Il canto della fortuna ritrova qui gli stessi personaggi osservati però nel momento della crisi e della disillusione. E chi si avvicina per la prima volta alla saga può scoprire una storia coinvolgente, capace di trasformare una vicenda emblematica del Novecento italiano in un racconto profondamente umano.