Parigi, 1976. Pierre Renard lavora in una casa editrice, ha già dato alle stampe un romanzo che ha avuto un riscontro piuttosto tiepido e per questo l’editore si rifiuta di pubblicare il suo secondo libro. Sconfortato come non mai, riceve alcune lettere da parte di una misteriosa Madame che, avendo ammirato la sua opera e sicura del suo talento, gli chiede di scrivere altri romanzi con spunti che lei di volta in volta gli potrà fornire con le uniche condizione di pubblicarli con pseudonimi diversi e di non provare ad incontrarla mai. Madame gli prospetta anche di finanziargli i prossimi lavori e Pierre - stimolato dalla curiosità ma anche dalle interessanti condizioni poste dalla donna - decide di accettare e di incontrarla. Sulla busta trova il suo indirizzo e, dopo una notte insonne, raggiunge il civico 21 di Rue Chabanais. In quell’appartamento incontra una donna tutta agghindata come per una prima all’Opera che scopre essere un’anziana prostituta di nome Colette. Gli svela di non essere stata lei a scrivergli, ma che farà da mediatrice fra lui e Madame…

Un romanzo interessante, pieno di personaggi particolari ognuno dei quali possiede un pezzo di verità che solo alla fine Pierre riuscirà a mettere insieme. Il romanzo si ispira liberamente alla figura di un altro scrittore, il francese Romain Gary che, nell’ultimo periodo della sua vita, ha scritto quattro romanzi con lo pseudonimo di Émile Ajar. L’abruzzese Vito Di Battista ha posto l’accento sul mondo editoriale e su quanto sia difficile soprattutto per un esordiente farsi largo in mezzo a tante, troppe voci nel settore. Con la sua scrittura che si muove su più piani conduce il lettore a riflettere su quanto sia difficile per chi sceglie un lavoro creativo rispettare se stessi per non scendere a patti con il mercato editoriale e con la consapevolezza narcisistica della scrittura come affermazione del proprio ego. “Si scrive per essere letti”, diceva Italo Calvino. Ma mano a mano che i romanzi vedranno la luce, Pierre si frammenterà perdendo la sua identità. Un romanzo sulla bellezza della scrittura e sul potere delle parole. Vito Di Battista, agente letterario, editor e traduttore, selezionato nel 2012 per il Cantiere di Scritture Giovani del Festivaletteratura di Mantova, ha scritto su “Futura” la newsletter del “Corriere della sera” e su “Nuovi Argomenti”.