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Il Regno invisibile - Seguire la via

Il Regno invisibile - Seguire la via

Il lungo viaggio di Vess è giunto al termine. Ha abbandonato Rool, suo pianeta natale, la sua casa, le sue ricchezze, la sua famiglia e rinnegato persino la sua stessa stirpe per unirsi alle Sorelle della Severità, obbedienti al Libro della Rinunzia, e intraprendere il percorso che conduce al Regno invisibile. Ha viaggiato bendata, patendo la fame, le derisioni, ma adesso è finalmente giunta a destinazione: il monastero fluttuante spalanca le sue porte, Madre Proxima la accoglie. Le vengono date la tonaca e il velo, e affidato un ruolo importante: occuparsi della biblioteca e dei registri. Ed è proprio in quei documenti che la novizia scopre qualcosa di inquietante, che la fa dubitare persino della sua vocazione. Nel frattempo la comandante Grix è alle prese con un’avaria al sistema di raffreddamento della “Sundog”, una piccola astronave dedita al trasporto pacchi della flotta della “LUX”, la potentissima azienda interplanetaria di e-commerce. Riesce a compiere un atterraggio di fortuna su una luna esterna di Zith, salvando la vita ai membri dell’equipaggio, ma accumulando un ritardo sulle consegne che rischia di costarle caro. Anche perché, nel revisionare la nota di carico per verificare eventuali danni al materiale trasportato, si trova davanti a una anomalia: a bordo c’è un pacco non contiene nulla. In compenso i metadati collegati a quel collo dicono che qualcuno all’interno della azienda ha usato quel piccolo trucchetto per trasferire ingenti somme di denaro ad un insospettabile destinatario…

“La gente pensa di trovarci la felicità in queste scatole. Si illudono che procurandosi il prodotto giusto, le loro vite acquisteranno improvvisamente senso. Credono di poter comprare la felicità, senza mai fermarsi a pensare a chi è che gliela vende”… Gwendolyn Willow Wilson, che firma le sue opere come G. Willow Wilson, pluripremiata autrice di fumetti, scrittrice, saggista, giornalista statunitense, classe 1982, si è già ritagliata uno spazio di spicco sulla scena internazionale grazie alla creazione di Kamala Khan, una versione del personaggio di Ms Marvel di fede musulmana, che le è valsa un Hugo Award. Con Vertigo ha pubblicato Cairo, il suo primo graphic novel; ha lavorato anche a X-Men ed A-Force per Marvel e sceneggiato storie per Superman, Wonder Woman, Vixen per DC Comics. Nella postfazione al primo volume de Il Regno invisibile, che raccoglie i numeri da 1 a 5 del fumetto originale, chiosa: “… Tanti anni fa avevo deciso di scrivere un romanzo con protagoniste delle suore spaziali. Mi stavo documentando sulle tradizioni monastiche medievali per un altro progetto ed ero rimasta affascinata dalla tensione tra la vita secolare e richiamo dell’invisibile […] Vivendo a Seattle, la hub dei colossi dell’e-commerce, non potei fare a meno di riflettere sull’ipotetico stato delle cose qualora i nostri quasi onnipresenti colli brandizzati fossero stati trasportati non tra città, ma tra pianeti…”. Il fumetto è stato pubblicato negli U.S.A. dalla Berger Books, divisione della Dark Horse con a capo una editrice di eccezione: Karen Berger, protagonista negli anni ’80 dell’operazione che ha portato autori britannici del calibro di Grant Morrison, Neil Gaiman e Peter Milligan a lavorare per la DC Comics, inaugurando l’era della “British Invasion”. Il Regno invisibile (Invisible Kingdom in originale), che all’esordio si è aggiudicato un Eisner Award (l’equivalente dei premi Oscar nel mondo del fumetto assegnati ogni anno in occasione della San Diego Comic Convention, il famoso Comic-Con) per “miglior nuova serie”, ha tutti gli elementi per divenire un cult. Alla trama ben costruita, sorretta da una narrazione solida in cui la scrittrice ha mescolato tracce delle sue esperienze di ricerca spirituale a una tagliente riflessione sul consumismo e sul ruolo economico e sociale di ben note aziende di e-commerce mondiale – una in particolare, che i lettori non faranno fatica a identificare –, si accompagna una grafica stupefacente con rimandi che spaziano da Hayao Miyazaki a Cloud Atlas, il film delle sorelle Wachowski. Non per nulla le illustrazioni sono valse a Christian Ward, sceneggiatore e disegnatore britannico (New Avengers, Iron Man, Agents of S.H.I.E.L.D.S. per Marvel, Superman e Suicide Squad per DC Comics)un secondo Eisner Award, come “miglior disegnatore/artista digitale”, grazie all’uso creativo della tavolozza digitale, ad un sapiente utilizzo di livelli e trasparenze, alla capacità di passare con naturalezza anche nella stessa tavola da tenui tonalità pastello a colori violentemente lisergici.