Anno 2178. Maksim Kammerer, collaboratore del COMCON-2, viene convocato dal suo superiore. Sua Eccellenza, che ha la testa calva coperta di lentiggini senili, non alza subito gli occhi su di lui: un segnale, per Kammerer, di preoccupazione e scontentezza. Gli ordina di sedersi e, dopo una lunga pausa carica di tensione, gli comunica che bisogna trovare una persona: il progressore Lev Vjačeslavovič Abalkin, partito due giorni prima dal pianeta Sarakš e atterrato sulla Terra senza essersi registrato presso le autorità competenti. Sua Eccellenza impartisce le istruzioni con insolita rigidità: Kammerer deve trovare Abalkin, tenerlo sotto controllo e riferire direttamente a lui. Nessun contatto, nessun ricorso alla forza, nessuna interazione di alcun tipo con l’uomo ricercato. La cosa più insolita però è che nessuno all’interno della Commissione deve sapere di questa indagine: Kammerer dovrà lavorare da solo, cedere il suo gruppo di collaboratori a un certo Claudio e rispondere esclusivamente al suo superiore, cioè a Sua Eccellenza, che gli consegna una voluminosa cartella di documenti cartacei — un oggetto anacronistico e insolito — con il nome di Abalkin scritto in rosso carminio e il numero 07. Il tempo a disposizione è di soli cinque giorni. Prima di congedarlo, Sua Eccellenza evoca un episodio del passato: sul pianeta Sarakš, un certo Sikorski, alias Viandante, aveva inseguito un giovane chiamato Mak, senza riuscire a individuarlo. Questa volta, dice, devono riuscire — perché non si tratta più di Sarakš, ma della Terra, e Abalkin non è un ragazzo. Kammerer torna al suo ufficio, liquida bruscamente i suoi collaboratori Andrej e Sandro affidandoli al fantomatico Claudio, e si mette ad esaminare la cartella. Essa contiene duecentosettantatré fogli cartacei di vario tipo, insieme a una radioscheda con un messaggio ricevuto quella mattina stessa: il dispaccio, firmato Elefante e indirizzato a Viandante, informa che il progressore Abalkin — operativo su Sarakš con il nome in codice Guron — ha assistito alla cattura e alla morte del suo medico, il dottor Loffenfeld (nome in codice Tristan), abbattuto dalla contraerea nemica. Abalkin ha tentato di recuperarne il corpo senza riuscirci, ed è rientrato sulla Terra sull’orlo di un collasso nervoso, senza mettersi in contatto con il COMCON. Kammerer riflette sulla figura dei progressori e sulla propria ambivalenza nei loro confronti, quindi esamina il foglio biografico di Abalkin, riconoscendo in lui un giovane dal viso pallido e dai capelli neri che ha incontrato anni prima su Sarakš. Ripercorre la lunga carriera del progressore tra Sarakš, Pandora e Higanda, notando dettagli enigmatici: l’assenza dei nomi dei genitori nel fascicolo, la mancanza di un indirizzo registrato sulla Terra da ben diciotto anni, e un frammento di lettera anonima che allude a un incontro casuale tra “gemelli” su Higanda e rimanda ai numeri 07 e 11. Kammerer si rende conto che i documenti cartacei gli forniscono ben poco di utile sul piano operativo, e che la sua mente è attratta non dal come trovare Abalkin, ma dal perché deve cercarlo — una domanda a cui Sua Eccellenza ha deliberatamente scelto di non rispondere...

Pubblicato per la prima volta a puntate sulla rivista scientifica “Znanie-Sila” tra il 1979 e il 1980 e poi in volume nel 1982, Lo scarabeo nel formicaio è il secondo romanzo della trilogia dei fratelli Strugackij dedicata al personaggio di Maksim Kammerer, e appartiene al più ampio ciclo narrativo noto come Il Mondo di Mezzogiorno, che comprende ben dieci romanzi, molti ancora inediti in Italia. Il testo occupa una posizione strategica nell’evoluzione poetica e ideologica dei due autori, segnando il momento in cui l’utopia comunista del futuro smette di essere uno sfondo ottimista e diventa oggetto di una critica interna serrata e spietata. Siamo nel 2178. Sono passati venticinque anni dagli eventi de L’isola abitata e Maksim Kammerer - ormai quarantacinquenne - lavora al KOMKON-2, il controspionaggio terrestre. Kammerer riceve un incarico: individuare e sorvegliare il progressore Lev Abalkin, che ha abbandonato senza autorizzazione il pianeta Sarakš, dove operava infiltrato nel controspionaggio dell’Impero Insulare. Ciò che appare in superficie come una missione di sorveglianza di routine si trasforma rapidamente in un’indagine dai risvolti filosofici ed etici di straordinaria complessità. Lev Abalkin, si scopre, non ha genitori morti in un incidente: non è mai esistito come figlio di qualcuno. È uno dei cosiddetti “figli adottivi cosmici” - esseri umani cresciuti da embrioni rinvenuti in un incubatore su un pianeta lontano, datato a decine di migliaia di anni fa, lasciati lì da una civiltà aliena misteriosa. Il titolo stesso del romanzo allude a una teoria esplicativa del fenomeno: Kammerer paragona la situazione a quando un essere umano potrebbe mettere “uno scarabeo in un formicaio” per osservare semplicemente la reazione allarmata delle formiche, mentre il suo superiore teme che la situazione possa invece rivelarsi piuttosto come mettere “una donnola in un pollaio”. Il romanzo alterna il punto di vista di Kammerer a frammenti di diari, rapporti di servizio e documenti interni al KOMKON-2, costruendo un’architettura polifonica che simula l’opacità burocratica del potere e moltiplica i livelli di lettura. Non siamo di fronte al tipico percorso-inseguimento del detective, ma un percorso-comprensione. Solo nella parte finale, quando la comprensione è arrivata, ha inizio (e quasi immediatamente termina) l’inseguimento. Spostando l’accento dalla trama poliziesca alla critica delle istituzioni della polizia segreta e del progressorismo, gli Strugackij scrivono un racconto fantascientifico in cui emerge in primo piano il problema etico-filosofico dell’immoralità di qualsiasi civiltà che attenti alla libertà della persona umana. Il nucleo tematico del romanzo è profondamente politico, anche se dissimulato sotto le forme dell’avventura fantascientifica. L’istituzione che sta al centro della narrazione - il KOMKON-2, apparato di sicurezza e controspionaggio del futuro utopico - diventa il veicolo di una riflessione sulla natura inevitabilmente coercitiva di qualsiasi servizio segreto, indipendentemente dall’etica dei suoi agenti o dalla bontà dichiarata dei suoi fini. Ha spiegato recentemente Boris Strugackij: «Anche nel mondo più luminoso, più buono e più giusto, la comparsa di una polizia segreta (di qualsiasi tipo, forma, genere) porta inevitabilmente alla sofferenza e alla morte di persone assolutamente innocenti - qualunque siano i nobili obiettivi di questa polizia segreta e qualunque sia l’onestà, la correttezza e la nobiltà del personale che la compone». Lo statuto di testo “aperto” - che rifiuta la spiegazione, che moltiplica le ambiguità, che lascia il lettore a scegliere da che parte stare nella tragedia di Lev Abalkin - non è una debolezza strutturale ma una scelta estetica consapevole, coerente con la visione dei due autori della letteratura come luogo di formazione del pensiero critico. Quarantasei anni dopo la sua prima pubblicazione, la domanda che Lo scarabeo nel formicaio ci pone rimane di bruciante attualità: può una società giusta, guidata da persone oneste, giustificare la morte di un innocente in nome della sicurezza collettiva? È del 2025 la realizzazione di una serie televisiva intitolata Polden’ (Mezzogiorno), adattamento per la regia di Klim Kozinskij. Nel cast principale figurano Maksim Matveev nel ruolo di Kammerer, Jurij Kolokolnikov, Leonid Jarmolnik e Julija Snigir’. L’azione della serie è stata collocata nel 2278, con uno slittamento di un secolo in avanti rispetto alla data originale del romanzo, e introduce alcune modifiche alla trama.