La stronza ha mangiato la foglia. Non sembrava poi così sveglia, e invece ha recitato bene. Tutta sorrisi, domandine sciocche e pigolii, ma poi alla prima occasione ha tentato di chiamare la polizia. Per fortuna John Dortmunder non è esattamente nato ieri. Ha capito subito che c’era qualcosa che non andava. Qualche vibrazione nell’aria impossibile da dissimulare, quella fretta nell’allontanarsi con una scusa. Così, un po’ a malincuore, Dortmunder ha raccolto i suoi quattro dépliant dell’inesistente enciclopedia che non riuscirà ad appiopparle e ha infilato la porta più veloce della luce. Peccato. Su quei soldi ci contava, non è che in quel periodo se la passi così bene. Debiti un po’ dappertutto, futuro più che mai incerto. Dortmunder non è uno che si abbatte facilmente, ma insomma: quando il destino si accanisce è dura restare di buon umore. Per fortuna dopo che quella porta si chiude arriva subito un bel portone da aprire. Kelp, un suo vecchio compagno di trascorsi crimini, si presenta con un’offertona: rapiniamo una banca. Dortmunder sulle prime non capisce tutto quell’entusiasmo, ma è quando arrivano i dettagli che la prospettiva cambia. La banca non è che la rapiniamo, dice: la spostiamo. Si tratta infatti di una sede provvisoria organizzata non si sa perché in una roulotte, un trailer per la precisione, che sembra fatta apposta per essere presa e portata via. Dortmunder non può credere alle proprie orecchie. Certo, ci sono molti dettagli da sistemare, persone da reclutare, attrezzatura da reperire. Ma la cosa è talmente pazza, talmente idiota, che può pure funzionare. Ma si, pensa Dortmunder. In fondo non ho granché di meglio da fare.

Tra i vari numi tutelari della crime novel siede negli scranni più alti mister Donald E. Westlake, autore dalla sterminata produzione, creatore di memorabili personaggi come quello che ritroviamo nel presente romanzo, Tiro di sponda. John Dortmunder è un criminale di piccolo cabotaggio, dotato di un certo acume, di una certa esperienza, e di una certa tendenza a ficcarsi nei guai. La continua necessità di denaro lo spinge a imbarcarsi nella folla impresa di rubare una banca intera, spostandola fisicamente (aiuta il fatto che la banca è all’interno di una roulotte, anzi: è proprio una roulotte). Il romanzo segue lo sviluppo del colpo, dall’ideazione al reperimento dei complici e dell’attrezzatura sino alla complicata messa in pratica. Spostare un trailer è un’idea senza dubbio originale, ma presto la banda scopre che le difficoltà sono notevoli. Bisogna applicare delle grosse ruote per spostarla, rubare una macchina a cui agganciarla, trovare un posto abbastanza grande e abbastanza riservato per nasconderla e permettere all’artista delle casseforti di lavorare con tranquillità. Le complicazioni ovviamente non mancano, né le situazioni divertenti che per effetto si creano, e Westlake è abilissimo a raccontarle con il suo tono pieno di humor ma allo stesso tempo lontano dal comico. I personaggi, anche quelli più sopra le righe, sono solidi e credibili; il ritmo sempre sostenuto e la storia, a dispetto delle premesse, non approfitta della nostra sospensione dell’incredulità. Tiro di sponda è una storia avvincente e dalla grande capacità di intrattenere, dotata di un fascino immutato negli anni.