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Freme

Freme

La silloge è suddivisa in quattro parti o momenti, frammenti di un diario lirico tra meditazione, ricordo e speranza. A tutte introduce, nel Prologo, la breve lirica che dà il titolo al libro: “mare / prima, dopo, nel fortunale. / È l’anima mia / che non ha pace né tregua e cerca / in continuo spasmo / in costante moto / vita amore bellezza, / la sua poesia”. Il fremito che connota la raccolta si acuisce o si placa nelle occasioni e nel viaggio esistenziale offerto lungo le diverse tappe del libro. Stretta al cuore e tremito sono nella prima sezione: “Una sola domanda mi assilla: / quale trama tesse il dolore? / / Maglie larghe? Strette? / [...] E il colore? / Già, qual è il suo colore? / nero, atro cupo grigio? / Luminescente biancore / a noi precluso?”. In questa sezione i componimenti guardano nel fulcro del dolore, con composto e pacato coraggio e perfino con speranza, perché la scrittura e l’amore per la poesia tracciano per l’autrice un cammino di consapevolezza, quasi un orizzonte. Nelle sezioni successive il percorso, taccuino di vita, si distende narrando anche momenti felici d’amore, di realizzazione del sè, di conciliazione con gli eventi e perfino di serena ironia: “5 euro spesi oggi / il mio tributo / al vecchio vezzo del fumo. // Com’è buona! // A me una non basta! / Ne voglio un’altra! // Una anche a me! // La pizza, gli amici, / una buona bevuta, / le mille sparate / con le sigarette / vanno d’accordo. / Dimmi, quand’è allora / che fanno male?”…

Flavia Todisco ha esordito giovanissima nel 1988 con la silloge Schegge. Il suo percorso di scrittura si è poi sviluppato e differenziato attraverso tre generi letterari principali capaci di integrarsi coerentemente, quanto a linguaggio e tematica, l’uno con l’altro: la poesia, la narrativa e la drammaturgia teatrale. A proposito di quest’ultima, significativo è il suo Trittico contemporaneo, testo contro la violenza di genere, che è stato rappresentato al Teatro Libero di Milano nel 2018. Ha riscosso interesse il suo romanzo Ringrazio l’Inverno, che affronta il tema della resilienza e della rinascita attraverso la metafora dell’inverno, stagione di morte che, però, prelude alla ritorno della primavera. Flavia Todisco torna stabilmente alla poesia nel 2025 con questo Freme, opera che segna la sua piena maturità. Qui la poesia è la lente che consente alla poetessa di osservare la vita e di scegliere le parole giuste, perché attraverso i versi riesce a interpretare, riscattare e comunicare il proprio e altrui percorso di vita e di pensiero nonché il proprio più autentico vissuto. Scrive Giusi Laganà in “Viaggi letterari”: “Il libro assume una dimensione profondamente contemporanea. In un tempo che chiede identità stabili, definizioni nette, risposte immediate, Freme rivendica il diritto alla complessità, alla fragilità, all’incompiutezza”. Aggiunge Nicola Vacca sul sito “Gli amanti dei libri” che praticare, come fa Flavia Todisco, “la religione delle parole” è il compito della poesia. E la poesia, in un mondo che cambia, muore, vacilla, per la poetessa è certezza che dura, rimane, illumina e accompagna sempre.