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Io sono qui

copertina del libro

Alle nove e trenta di giovedì 23 giugno 2020 Adam Parson, un uomo di cinquant’anni che ha deciso di rinunciare alla carriera per poter rimanere a casa a prendersi cura della sua famiglia, va con il figlio Eugene a fare una escursione nel parco di River Falls. Eugene ha quattordici anni e oltre a soffrire di autismo ha anche una malattia genetica molto rara detta sindrome di Angelman a mosaico, che non gli permette di parlare e gli causa notevoli difficoltà motorie. Un’altra conseguenza della sua sindrome è il fatto che lui abbia per la maggior parte del tempo una espressione felice, con tanti sorrisi e risate, a prescindere dagli eventi che accadono intorno a lui. Mentre i due sono fuori la sorella di Eugene, Mia, sta attraversando un momento molto particolare perché ha appena rotto con il suo ragazzo Vic. Ancora scossa dall’evento, vede che Eugene sta rientrando a casa correndo molto velocemente, cosa per lui abbastanza inusuale, ma sul momento non dà particolare peso a questo fatto. Esce di casa per accoglierlo, ma quando sono vicini Eugene la spinge a terra e lei si procura una storta alla caviglia. Anche se tutta la sequenza di avvenimenti ha qualcosa di strano, Mia decide di non rialzarsi e rimane sdraiata nell’erba, con il piede dolorante. Nel frattempo, Eugene è andato in camera sua e ha cominciato a saltare all’impazzata, accompagnando il tutto con una serie di vocalizzi acuti che la stessa Mia ha definito come casuoridere, dal momento che sembrano un misto di canto, risate e suoni di violino. Eugene fa questo tipo di cose quando ha bisogno di rilassarsi, quando i suoi sensi sono sovraccarichi e lui deve cercare in qualche modo di riportare ordine all’interno del suo corpo. Anche Mia è abbastanza scombussolata, in parte a causa della sua rottura con Vic, in parte per la spinta subita dal fratello, in parte per il dolore alla caviglia. Mentre è lì sdraiata per terra, sente dei passi nel vialetto: deve essere sicuramente il padre che è rientrato, restando qualche passo indietro rispetto a Eugene. Anche il fatto che il padre non si fermi nemmeno a salutarla, o a sincerarsi delle sue condizioni, è apparentemente strano, ma potrebbe essere una scelta precisa. Forse il genitore sta volutamente continuando a ignorarla, come aveva fatto anche la sera prima quando Mia aveva comunicato a lui e alla madre la sua decisione di cambiare facoltà, passando da filosofia e musica a musica informatica, laureandosi anche un anno prima. Persa nei suoi pensieri, Mia rimane stesa nell’erba e si addormenta…

Dopo il grande successo del suo primo libro, Le verità di Miracle Creek, vincitore nel 2020 del premio Edgar Allan Poe per il migliore esordio, Angie Kim torna con questo Io sono qui a presentarci un thriller del tutto originale, dove la stretta concatenazione della trama è funzionale a indagare temi familiari e sociali di più ampia portata. Il libro si caratterizza anche per essere la prima pubblicazione di Heloola Books, marchio editoriale indipendente che si collega al progetto Heloola, una realtà attiva dal 2019 che cerca di promuovere un atteggiamento più partecipativo nei confronti della lettura. A riprova di questo lodevole sforzo di “rimettere i libri al centro della conversazione”, nelle pagine finali del volume è riportato un QR code con il quale si può accedere a una intervista tra l’autrice e le editrici di Heloola Books, molto consigliata a chi volesse apprendere ulteriori informazioni sulla genesi e le motivazioni del romanzo. Io sono qui, narrato in prima persona dalla voce di Mia, è diviso in sei parti e la quinta porta il titolo alquanto significativo “Questa non è la storia di una persona scomparsa”. In effetti, lo scopo della Kim non è quello di risolvere un mistero, quanto piuttosto quello di indagare come un evento traumatico e del tutto imprevedibile possa ripercuotersi sugli equilibri di una famiglia, portando i componenti a ridefinire i rapporti tra loro e a cercare un possibile nuovo equilibrio per continuare a vivere. Un secondo tema a cui l’autrice è particolarmente interessata è poi quello del linguaggio e delle difficoltà di comunicazione delle persone disabili, che viene affrontato anche con riferimenti ai più recenti sviluppi delle neuroscienze e della linguistica (molti di questi spunti sono riportati all’interno di note che accompagnano la narrazione, evitando di appesantire troppo il racconto principale). L’equilibrio che Kim riesce a trovare tra la parte di pura narrazione e gli aspetti familiari e sociali è di sicuro uno dei punti di forza di questo romanzo. Sulla copertina del volume è riportato un commento da parte di Liz Moore, autrice de Il dio dei boschi, secondo la quale Io sono qui è “un libro che ti fa riflettere, ti tiene col fiato sospeso e ti fa emozionare, tutto allo stesso tempo” e non si può non essere totalmente d’accordo con questa definizione.