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Jacopo – Poesie 1994-2025

Jacopo – Poesie 1994-2025

La silloge raccoglie nelle sue pagine una paternità dalle tante sfaccettature. Un ruolo che a Umberto poteva andare stretto nonostante la gioia iniziale, poi da suo figlio si allontana. “non fa in tempo a tornare primavera / la nostra casa dura solo mesi… la notte mi ricordi / con gli altri cari / ora so che m’hai tolto / dalle preghiere”. “padre, che difficile mestiere, /figlio vivi lontano… io la vita la conosco / per istanti / anche il padre lo faccio / per momenti”. Il padre ritorna, accompagnando il figlio nella malattia. A Jacopo è stato diagnosticato a quattro anni un grave disturbo dello spettro autistico. “guardo spesso il tuo volto / dentro l’acqua, /ogni piega si scioglie /e rasserena, / un’altra storia narra, / un’altra vita, / la tua che ti spetta / fuori dal male”. Jacopo cresce forte, robusto, chiuso nel suo castello. Umberto rassegnato alla fatica, invecchia, “allaccio gli scarponi / rassegnato, / con Jacopo m’appresto / alla battaglia, / la corsa senza requie / il gesto assurdo, / e una tregua chiedo, / una tregua soltanto, / amore faticoso / che mi schianti”. Annie la madre, la moglie una donna forte nonostante le grandi difficoltà, una donna che sente e che sa. “la tua fatica donna / che raddoppia, / il padre e il figlio / devi ora curare / ma la morbida estate / dentro noi resta, / occhi e mani / riscalda, / il sangue e il cuore”. Qualche volta un regalo, una gioia, un gesto affettuoso, un lampo che squarcia il buio. “soffia, Jacopo dice / nella sua lingua / così tenera e distante, / soffio vuol dire bacio / dato o ricevuto non è lo stesso?”. «Era lì, appoggiato alla finestra con le persiane spalancate. Il suo sguardo sembrava perdersi in una lontananza indefinita. “Jacopo, cosa guardi?” “Il mondo”. È stato un attimo, un attimo felice»…

Con Jacopo Umberto Piersanti dona ai lettori la sua esperienza di padre con una raccolta di poesie edite ed inedite e cinque brevi prose. Numerose sono le raccolte poetiche di Piersanti, ma quest’ultima rivela la nuda umanità di un uomo. L’arrivo di un figlio cambia e in certi casi sconvolge la vita. La consapevolezza di una malevola malattia che ne impedisce il normale sviluppo porta l’autore ad una lotta interiore: allontanamento, rassegnazione, accettazione, ricongiungimento. I prodromi della malattia sono raccontati nelle pagine “In un piccolo parco, sotto le Alpi” quando Jacopo in cima allo scivolo inizia a girare su sé stesso, come se un vento lo investisse, sconvolgendolo. Aveva quattro anni. Le otto sezioni di questo libro attraversano la vita dell’autore e le sue stagioni poetiche. Per molto tempo non ha voluto parlare di Jacopo e della sua disabilità, ma un poeta non può evitare ciò che pervade pensieri e sentimenti. Col tempo suo figlio diventa importante, come lo sono la memoria, la natura urbinate attorno ai cari territori in cui è vissuto. In copertina c’è una foto di Umberto Piersanti, barba bianca, gli occhiali e un cappello, sembra sorridere al lettore invitandolo a conoscere Jacopo. Queste poesie non sono un monito o una bandiera, ma il cruccio di un genitore, come ce ne sono tanti, manifestano la preoccupazione su cosa fare per migliorare la situazione del figlio e prendere atto dell’impotenza nei suoi confronti. Dopo di noi? È una domanda martellante un progetto di vita, chi penserà ai tanti Jacopo quando sopravvivranno ai genitori? La società allontana o esclude chi è diverso, declinando questa diversità in tutte le sue accezioni. Queste poesie spronano le “persone normali” a cercare di capire prima di giudicare, a sforzarsi di comprendere le sofferenze e le umiliazioni di chi è messo da parte, allontanato o non accettato, alzando la bandiera del pregiudizio o della paura figlia dell’ignoranza. Sicuramente Jacopo ha cambiato molti aspetti della vita dell’autore, ha reso difficile una normale vita quotidiana e familiare, ha acquisito però la consapevolezza della fragilità umana e imparato a donare amore senza riserve. Intensa e partecipata è la prefazione di Gianluca Nicoletti che vive la stessa situazione, ma attribuisce al poeta la possibilità e la libertà di raccontare al mondo i quotidiani tormenti.