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Le stelle vicine

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È iniziato il turno di notte nell’ospedale del paese. L’infermiera è nella sua stanza e guarda, distesa sul letto, stupide trasmissioni alla tv. Di notte non chiamano in molti. Lei è persa nei suoi pensieri, si sente inutile. Sua figlia adesso vive lontano, chiama poco, solo messaggi e faccine. Lontano è il tempo in cui vivevano insieme e lei era mamma a tempo pieno. È arrivato un nuovo paziente due giorni prima. Giovanni si chiama, ha avuto un versamento sub aracnoideo, ma migliora. Sua moglie, giovane e carina, è quasi sempre al suo fianco… Gelsomina si accorge che parlano alle sue spalle. I figli bisbigliano parole come: esami, malattia, medicine. Fa finta di dormire quando uno arriva nella sua camera per darle il sonnifero. Prima lottava e scalciava per non prenderlo. Ora, consigliata da Cattivik, lo prende, fa finta di ingoiare e poi lo nasconde nel materasso. Non vuole il mortifero. Gelsomina ha scritto tanti libri e molte poesie, ha avuto una bella vita, accanto a suo marito Gabriele. Adesso è sola, anzi no, c’è questa presenza, che i figli non vedono, che le fa compagnia e le mette strane idee in testa…. Carlo guarda il cielo: è perfettamente limpido e stellato. Un’imprecazione gli scappa, avrebbe preferito le nuvole per quello che dovrà fare. È un uomo finito, disperato, strozzato dai debiti, dai clienti che non pagano e dalle banche. Sono finiti i tempi d’oro della calzatura e dei guadagni facili. Deve distruggere tutta la sua vita in questa notte. È bella, come quella in cui aveva fatto l’amore per la prima volta con Mara, sua moglie. La tanica di benzina pronta, è arrivato al cancello della fabbrica ferma la macchina, butta la cicca….

Le stelle vicine segna il debutto di Massimo Gezzi nella prosa. È già un eccellente rappresentante della nuova poesia contemporanea italiana, sono tante le pubblicazioni e i premi che ha vinto. Ma da sperimentatore qual è si cimenta “a non andare a capo nello scrivere” dando vita a questa raccolta di dodici racconti. Dopo aver lavorato come Assistente alla Cattedra di Letteratura italiana dell’Università di Berna adesso insegna in un liceo di Lugano. A far da sfondo ai racconti non è la Svizzera, ma la natia Sant’Elpidio a Mare. Panorami marchigiani che ha nel cuore, come pure l’odore inconfondibile del mare. Nella sua prosa riecheggia la poesia, nei chiari periodi e nella scelta degli aggettivi. Gezzi però non abusa di immagini emotive, anzi gli affianca la lingua del parlato quotidiano, cruda, diretta e drammatica. I racconti sono tutti in prima persona, da punti di vista fortemente caratterizzati. Il lettore ha spazio di abbinare i propri ricordi e sensazioni, senza perdere il filo. Questo è possibile grazie al ritmo narrativo che l’autore ha scelto. I protagonisti dei racconti sono: bambini, ragazzi, donne, uomini, con le loro vite all’apparenza monotone o disagiate, appiattite nella vita di periferia, ma mai prive del desiderio di cogliere la bellezza che li circonda, quella delle piccole cose. Molto probabilmente è stata la carriera di professore che ha permesso a Massimo Gezzi di poter descrivere in modo così dettagliato e attendibile i giovani personaggi dei suoi racconti, un terzo dei quali infatti sono ambientati nel contesto scolastico. Capirne i turbamenti, la prima cotta, l’affacciarsi difficoltoso al mondo degli adulti e il custodire gelosamente i propri segreti, sono materia viva che l’autore tratta con cura e rispetto. La raccolta si cala completamente nei pensieri dei personaggi, in modo da far vivere l’azione nel modo più vicino possibile. “Di notte la gentilezza appassisce: siamo esseri umani più crudeli, o forse soltanto più veri”.

LEGGI L’INTERVISTA A MASSIMO GEZZI