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Sull’orlo del cratere

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Un uomo lavora in RAI, nell’ufficio dove si decidono i programmi televisivi. Si alza tutte le mattine alle sette e mezzo per essere in ufficio alle nove. In mezz’ora fa tutto: si lava, si fa la barba e si veste. Per andare in ufficio si mette sempre la cravatta. Non è obbligatoria ma al quinto piano, dove si lavora ai programmi televisivi, la portano tutti. Beve il caffè al bar sotto casa. Per arrivare in ufficio l’intervallo di tempo che impiega, sempre identico, è pari a venticinque minuti di macchina più dieci minuti per trovare il posteggio, in tutto trentacinque minuti. L’uomo non timbra il cartellino anche se nelle stanze del quinto piano di Viale Mazzini si respira aria pesante, è frequente che gli impiegati stiano con il fucile puntato gli uni contro gli altri. Difatti, se viene trasmesso un cattivo programma e i giornali insultano quelli della RAI, tutti i dipendenti ridono alle spalle dell’ufficio che fa i programmi. Il protagonista ha ideato un programma su Platone e le critiche lo hanno fatto stare davvero male. Ha avuto un esaurimento nervoso al punto che volevano mandarlo in manicomio. Da allora non legge più i giornali, non ha tempo per leggere le stupidaggini che scrivono i critici televisivi. Al termine della giornata, all’uscita da Viale Mazzini, l’uomo va a mangiare in centro. Solitamente, per sentirsi meno solo, sceglie ristoranti molto affollati, pieni di gente che chiacchiera mangiando. Non ha moglie, né una donna di servizio. La domestica non fa per lui, un’estranea in casa impedirebbe la concentrazione necessaria per i progetti televisivi. L’uomo desidera andare in giro per le strade, andare al cinema e trovare qualche amico che lo faccia ridere, insomma avverte il bisogno di ridere come esigenza salutistica. Il desiderio di ridere, che ha soffocato per tanti anni, è diventato ormai così impellente da dominarne le giornate e tuttavia il lavoro lo occupa per intere giornate e gli autori sono sempre molto aggressivi. Il lavoro per la Televisione di Stato ha la precedenza su tutto anche se un giorno o l’altro è sicuro di scoppiare come una bomba facendo andare in frantumi tutte le grandi vetrate del bellissimo palazzo di Viale Mazzini… Si apre il testamento di un importante uomo politico. L’uomo dispone che le società finanziarie delle quali è titolare, con sedi in tutta Europa, vadano agli eredi con obbligo però di prelevare da una banca di Madrid un miliardo di lire da destinare alla celebrazione di messe cantate. Le messe cantate servono per salvare l’anima dell’uomo politico, convinto che Dio gradisca un po’ di spettacolo. Nelle messe cantate c’è uno spreco di addobbi, di incensi, e anche i paramenti sono molto ricchi, c’è insomma oro a profusione, proprio quell’oro che l’uomo durante la vita non ha potuto ostentare per non creare sospetti sulla sua persona. Ovviamente l’uomo, anche tramite le messe cantate spera di andare in Purgatorio per poi passare pian pianino in Paradiso...

La raccolta dal titolo Sull’orlo del cratere, con introduzione del curatore Gino Ruozzi, docente di Letteratura italiana all’Università di Bologna, è stata pubblicata da Mondadori a circa dieci anni dalla morte dell’autore. Si tratta di un volume composto da trentaquattro racconti scritti da Luigi Malerba in diverse date e da lui stesso ordinati nell’aprile 2008, poco prima di morire. Sono testi esilaranti, vivaci, scritti con il registro linguistico del linguaggio comune e con i toni del parlato che hanno per sfondo sia l’Italia provinciale e contadina con le sue contraddizioni sia i variegati microcosmi della politica romana e del cinema conosciuti dall’autore per via delle collaborazioni con “Corriere della Sera” e “la Repubblica” e per l’esperienza lavorativa di Malerba come sceneggiatore di importanti registi italiani degli anni Sessanta e Settanta. Le trame sono tragicomiche, stranianti e talmente surreali da attirare qualunque lettore, anche il contemporaneo, solo cronologicamente distante dal vissuto dell’autore e ciò in quanto il sostrato dello scrivere di Malerba è stato, come per ogni scrittore di razza, l’individuo nelle sue complessità caratteriali e nelle sue inquietudini in rapporto all’ambiente che lo circonda.