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Mocha Dick - La vera storia

Mocha Dick

Nantucket, un’isola a 50 km dal Massachusetts. Qui, nel 1712, fu ucciso il primo capodoglio. Da quel momento si è scatenata una guerra continua, quella tra umani e cetacei, una guerra condotta tramite arpioni e baleniere, ma anche con remi e scialuppe, quando la nave affondava. Perché questo succedeva, molto spesso, anche a navi molto resistenti e realizzate appositamente per questo compito, come la Essex, costruita nel 1799 ad Amesbury, sempre nel Massachusetts, e salpata da Nantucket; destinata ad incontrare il grande capodoglio bianco di cui i marinai parlano fin da quando fu avvistato per la prima volta nel 1807, Mocha Dick. Il grande mammifero, chiamato così perché incontrato per la prima volta vicino all’isola di Mocha, al largo delle coste del Cile, è al centro dell’interesse dei marinai, che raccontano continuamente storie su di lui. Ma quali parole usavano le persone che lavoravano sulle navi? E come racconterebbe la sua storia Mocha Dick se sapesse parlare il linguaggio di quegli stessi uomini che lo hanno cacciato e arpionato per l’oceano?

Per costruire il racconto di questo Mocha Dick l’autore ha lavorato su diversi tipi di fonti: dai diari di bordo dei marinai sopravvissuti allo scontro con il capodoglio, all’inevitabile parallelismo con il libro di Melville, che sembra proprio aver preso ispirazione dalla vicenda di Mocha Dick per scrivere il suo romanzo con protagonista il capitano Achab. Il risultato è un’opera interessante, che non sceglie un punto di vista privilegiato, ma contrappone i due filoni di racconti, quello dei marinai e quello del capodoglio, a cui l’autore presta la sua voce. Nonostante questa contrapposizione, è evidente come il punto di forza stia nella seconda di queste due prospettive, anche solo per la novità di dar voce ad un’animale ferito dopo che la letteratura aveva raccontato per secoli solo le emozioni umane come la brama per i prodotti che si possono ricavare dai corpi dei capodogli, l’esaltazione di fronte all’impresa e la paura di fronte alle grandi forze che si affrontano durante la navigazione. Proprio quest’ultimo è l’aspetto che a mio parere viene evidenziato meglio dai disegni di Ambra Garlaschelli, dominati dalle tonalità blu, che portano il lettore, è proprio il caso di dirlo, ad immergersi in un mondo acquatico, dove l’uomo, per quanto si impegni, sarà sempre un intruso.