Salta al contenuto principale

Una crociera agli antipodi

Copertina del libro

Un vecchio marinaio racconta una storia di molto tempo prima, quando aveva ventidue anni, si faceva chiamare Bobby Snye e diceva di essere delle parti di Newbury, pur essendo in realtà Robert Wooland, originario di Chichester. 17.., Inghilterra. Il giovane Bobby viene reclutato con la forza dalla press gang - la famigerata ronda che va a caccia di uomini per il servizio navale - e imbarcato sul “Diomedes”, nave della squadra navale del commodoro Earlwood, insieme al “Valiant” e al “Northumbria”. Un’ora prima che si levi l’ancora dal porto di Plymouth viene letteralmente scaraventato nella stiva della nave, dove incontra altri marinai, tra cui il vecchio Harry Bell (cinquantottenne con quarant’anni di servizio nella flotta da guerra e all’ultimo imbarco), il suo amico Tom Jackman, l’irlandese O’Shea, Chandler e Mullins. Bobby è terrorizzato e in lacrime, trema tutto. I marinai più esperti, capendo che è una delle tante vittime della press gang, scherzano dicendo che quelli che lo hanno imbarcato a forza passeranno un guaio per aver danneggiato la marina. E de resto sin da subito il ragazzo si rivela del tutto inadatto alla vita di mare: “Resistevo passabilmente al rollio, ma soffrivo alla nausea il puzzo del catrame. Quanto al mangiare, per due settimane vomitai alla prima cucchiaiata, spruzzando i compagni che ne ridevano o bestemmiavano. Non sapevo fare il piú semplice dei nodi e ad ogni momento mi imbambolavo a guardarmi le mani annerite e piagate; quanto a lavorare sugli alberi, nemmeno il nostromo, nemmeno col gatto a nove code, riuscì mai a farmi salire oltre il primo pennone. Anche sul primo pennone, anche senza un filo di vento, mugolavo di terrore e quando finalmente riposavo i piedi sul ponte tremavo lungamente come se lassù avessi contratto il delirio”. Il nostromo minaccia scherzosamente di farlo frustare o gettare in mare. Sei mesi dopo la partenza da Plymouth, le navi incappano in una tempesta violentissima. “Non domandatemi in qual punto dell’Atlantico ci trovassimo: sicuramente di molto a sud della Patagonia. La tempesta nacque nel tardo pomeriggio. Prese a tirare da sud-est un vento così forte che scavava l’oceano come un cucchiaio la minestra e sul filo delle ondate alte già quaranta piedi galoppavano branchi pazzi di schiuma”. Il cielo assume colori sinistri, il vento raggiunge una potenza spaventosa e le onde toccano i cento piedi. I marinai più esperti, riuniti sul ponte, scambiano battute cariche di rassegnazione mentre la tempesta cresce. Durante la notte la “Northumbria” perde il timone. Bobby resta sottocoperta, in preda al terrore, mentre il nostromo Jones scende a chiamare gli uomini per un lavoro urgente, tra cui lui stesso. Bobby, incapace di rispondere e persino di muoversi per il terrore, rischia di essere aggredito dagli altri marinai, ma Harry Bell interviene e si offre di prendere il suo posto, salendo sul ponte al posto suo. Poco dopo l’irlandese O’Shea viene strappato dal vento e disperso in mare. Dopo trenta ore, la tempesta si placa. Bobby cerca di ringraziare Harry Bell, ma questi lo lascia per andare a riferire al nostromo Jones quanto ha vissuto lassù durante la tempesta. Racconta di aver avuto delle visioni nitidissime in mezzo al caos: il porto di Canton con una squadra navale inglese in entrata, un’assemblea solenne di capodogli che incoronano un re, e infine il cimitero del suo villaggio natale nello Staffordshire, dove ha veduto parenti portare fiori sulla tomba dei suoi genitori, capendo così che sono morti da tempo...

Una crociera agli antipodi e altri racconti raccoglie quattro testi che restituiscono un Fenoglio insolito, cultore del genere fantastico e d’avventura anziché cronista della Resistenza e delle Langhe. Il nucleo del volume, curato da Luca Bufano, nasce da una proposta che Giulio Einaudi rivolse allo scrittore albese nel 1959, invitandolo a collaborare a una nuova collana per ragazzi. In una lettera del dicembre di quell’anno Fenoglio confidò all’editore che tempo prima aveva vagheggiato «una terna di racconti fantastici» e che l’occasione gli permetteva finalmente di realizzarla. Ne nacquero appunto Una crociera agli antipodi, portato a termine, e altri due brevi racconti - le vicende del mercenario Aloysius Butor nella sanguinaria Europa del Cinquecento e quelle del poeta di corte Franz Laszlo Melas che vive avventurosi preparativi per il ricevimento dei principi Lazarsky presumibilmente nel XIX secolo in una immaginaria capitale mitteleuropea - rimasti incompiuti ma sufficientemente estesi da meritare pubblicazione. A questi si aggiunge un quarto testo inedito di sole tre pagine, La veridica storia della Grande Armada, poco più che un abbozzo anch’esso rinvenuto tra le carte del Fondo Fenoglio di Alba. Nella sua Nota ai testi il curatore del volume, Luca Bufano, descrive lo stato problematico dei manoscritti che ci sono pervenuti, e il lavoro di restauro che almeno il più lungo di essi ha reso necessario. «Nulla si è lasciato intentato per colmare le evidenti lacune. La Storia di Aloysius Butor e Il letterato Franz Laszlo Melas si interrompono a un punto avanzato della narrazione. In entrambi i casi si tratta, però, di un importante punto d’arrivo nell’avventura umana dei protagonisti: Aloysius Butor osserva attraverso la nebbia del primo mattino la fantastica città di Toeplitz («sicuramente difesa da uno stuolo d’arcangeli»), nel cui assedio egli troverà presumibilmente la morte (la sua voce, non si dimentichi, ci giunge dall’oltretomba); mentre lo scrittore Franz Laszlo Melas, che è riuscito dopo molte peripezie a raggiungere Palazzo Lazarsky, assapora con soddisfatto stupore il premio dei suoi meriti letterari. Forse Fenoglio non arrivò a completarne la redazione, assorbito da altri pressanti impegni, quindi impedito dagli sviluppi della malattia che lo avrebbe ucciso poco prima di compiere i quarantun anni (eguagliando così il destino di Poe). O forse, chissà, riuscì nonostante tutto a portare a termine la prima stesura, e quei fogli sono andati probabilmente («irrevocabilmente»?) perduti». Che l’avventura marinaresca di Una crociera agli antipodi abbia un debito nei confronti di Edgar Allan Poe, e in particolare de Il racconto di Arthur Gordon Pym, è evidentissimo. Racconta ancora Bufano: «Negli inquieti anni d’attesa precedenti la guerra partigiana, durante la sporadica frequenza universitaria a Torino, Fenoglio si era incontrato (ma sarebbe più opportuno dire scontrato) con Federico Olivero, in quel tempo il maggiore esegeta di Poe in Italia; e con il burbero professore, che già aveva raffreddato gli entusiasmi di altri studenti non privi di talento (fra questi Cesare Pavese), aveva seguito un corso sui racconti dello scrittore americano. Superò l’esame nel maggio del 1941, ricevendo un voto modesto e il consiglio di dedicarsi ad altro; ma la lezione che il giovane venuto da Alba seppe trarre da quelle letture andò ben oltre l’iniquo giudizio dell’accademico. Anche nutrendosi di quelle letture Fenoglio avrebbe costruito la sua tradizione». La storia editoriale del libro presenta un risvolto significativo: quando il racconto eponimo riemerse per la prima volta nel 1980, i curatori delle Opere lo giudicarono apocrifo, ritenendolo forse una traduzione più che un testo originale, e ne rinviarono così il riconoscimento critico di un ventennio. Solo un riesame più attento dei manoscritti e la pubblicazione dell’epistolario fenogliano, nel 2002, permisero di stabilirne definitivamente l’autenticità e di ricostruire il contesto - la fallita antologia curata da Giovanni Arpino, a cui il racconto era stato inizialmente destinato nel 1961.