È l’alba (o il tramonto, poco importa). Dal portone di una vecchia casa, in un quartiere di una vecchia città (forse del nord-europa, ma poco importa) esce un bambino, zaino in spalla, lo sguardo radioso. Passeggia spensierato lungo la strada, si guarda intorno, nota un cane a passeggio col suo padrone, gli sorride. Poi arriva di fronte al civico 34 di quella stessa strada. Dal portone socchiuso fa capolino la testa di un bel gattone che sembra invitarlo ad entrare. Il bambino lo segue all’interno, sale scale del palazzo, entra in un appartamento, percorre un corridoio sempre sulle tracce del micio. Poi comincia a trovare una serie di fogli disegnati con l’inconfondibile tratto di un bambino. Una rampa, ancora un’altra, raccogliendo fogli che sembrano i sassolini di pollicino. In soffitta ad attenderlo c’è l’autrice dei disegni e la mandante del gatto (o forse no, ma poco importa): una sorridente ragazzina circondata dai suoi aerei di carta Da una piccolo balcone si apre la vista dell’intera città…
